Il tesoro del Capitano: castel Mani
Un capitano delle guardie di Cartel Mani, il cui nome non ci è stato tramandato, accumulò in vita un tesoro cosi ingente, da obbligarlo, ormai vecchio e vicino a morire, a cercare un nascondiglio ai piedi della torre che stava ormai cadendo in rovina. La voce tuttavia, come spesso succede in questi casi, circolò tra la gente del luogo che, non appena il capitano morì, subito si gettò in affannose ricerche. Tutti favoleggiavano di un baule colmo di monete e di pietre preziose, frutto di ingenti bottini e di confische ai danni della povera gente… un modo come un altro per giustificare il desiderio di venire in possesso di tutta quella ricchezza.
Nessuno però ebbe fortuna e solo quando il perimetro della torre fu ridotto a una teoria infinita di buche grandi e piccole, la gente di San Lorenzo abbandonò le ricerche e tornò a malincuore alle sue attività quotidiane. Un tale Cornella, di Prato, fu l’unico a non darsi per vinto: vendette tutto ciò che possedeva – casa, campi, bestiame e – comprò a caro prezzo i ruderi del castello. Lavorò da solo per anni e anni, demolendo pietra su pietra le mura, la torre e ciò che restava del gran palazzo ; scavò buche profonde in ogni luogo, lavorando giorno e notte per non perder tempo… e alla fine si ritrovò povero in canna, debole e malato, ma soprattutto senza la soddisfazione d’aver messo le mani su quel baule prezioso. Sarebbe senz’altro morto d’un colpo al cuore se avesse saputo che il tesoro del capitano era difeso da un Diavolo astuto, che correva a spostarlo in un altro luogo, non appena la punta della vanga del Cornella S’avvicinava pericolosamente al baule nascosto sotto terra.
Testo messo a disposizione da Mauro Neri
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